Le vacanze termali 2.0 si chiamano wellness e sono il nuovo business del turismo

DiCiro Iodice

Le vacanze termali 2.0 si chiamano wellness e sono il nuovo business del turismo

L’industria del benessere o turismo termale genera una ricaduta nel proprio indotto del valore di oltre quindici volte l’investimento.

I soldi pubblici erogati in dal Servizio Sanitario Nazionale in prestazioni convenzionate, infatti, vengono moltiplicati per quindici, grazie al comparto del turismo termale e del benessere con la propria capacità di generare ricchezza.

È piuttosto recente l’affermazione di un concetto di salute che comprende sia l’alimentazione che l’attività fisica che il benessere e, sebbene il mercato italiano all’inizio degli anni 2000 abbia risentito di una certa compressione dei consumi grazie alla riduzione delle prestazioni erogate dal SSN, oltralpe il turismo termale e il wellness, nello stesso periodo, hanno invece cominciato a impennare.

Tuttavia, negli ultimi anni, i centri di accoglienza termale e le strutture specializzate nel territorio del Triveneto, hanno esteso la propria offerta benessere al concetto più ampio di wellness (anche, per il vero, se il termine anglofono “wellness” è l’esatta traduzione dell’italiano “benessere”) prestando molta attenzione al – ben remunerativo – risvolto sanitario delle proprie prestazioni.

Ed ecco che, riunendo l’approccio vacanziero a quello della salute e della cura del proprio corpo, gli stabilimenti termali hanno posto in listino e in calendario, trattamenti, prestazioni e terapie che rilassano, rimettono in cura ma, soprattutto, curano, riunendo insieme anche aspetti turistici finora tralasciati quando si parlava di terme: gite nel territorio circostante, attività sportive, palestre, degustazioni enogastronomiche.

 

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